Una mia riflessione sugli errori del governo in tema di contrasto del virus a danno dell’economia e del mondo del lavoro, e di come la Magistratura, colmando un vuoto della politica, rischia di individuare soluzioni peggiori del problema stesso. *

GLI ERRORI DELLA POLITICA

Quando i Governi Conte e Draghi hanno deciso e poi confermato le misure di chiusura delle attività, delle restrizioni varie, lo hanno fatto dimenticando totalmente la complessità della vita reale.

Le argomentazioni adottate a giustificazione e sostegno della scelta di chiudere larga parte delle attività economiche poggiano unicamente sul tema sanitario, e se ciò poteva valere all’inizio di questa pandemia, non è più accettabile oggi.

Si è dimenticato che la vita non è solo salute: è anche lavoro, relazioni sociali, educazione in comunità, economia. Vorrei aggiungere anche felicità.

L’unica misura di contrasto adottata contro il virus è stata l’isolamento sociale, una soluzione datata più di mille anni fa, in ben altri contesti. Tuttavia, siccome un isolamento totale non può esistere nemmeno in lockdown, chi ha deciso tutto questo, ha anche scelto di non affrontare alcuni gravi problemi che attengono alla vita e alla dignità.

In primis, questi decisori incapaci, hanno dimenticato completamente intere categorie: quanti non hanno più lavorato da ottobre 2020, dopo aver subìto la chiusura delle attività e il singhiozzo schizofrenico delle aperture, ovvero palestre, mondo sportivo in generale, discoteche, pub, cinema, teatri, sale e scuole da ballo. A loro non sono stati dati neppure i ristori necessari, la mera sopravvivenza.

Inoltre, hanno completamente dimenticato, proprio perché ignorano completamente il mondo reale fatto di persone normali e di esigenze molto normali, la dignità di coloro che devono comunque lavorare, di coloro che non possono fare smart working, che non risolvono la loro vita con una connessione, e che forzosamente lavorano anche dopo le 18, anche dopo le 22.

Camionisti, piccoli trasportatori per le consegne a domicilio, agenti di commercio solo per citarne qualcuno, costretti a non trovare un bar o un ristorante aperti per mangiare, un bagno per le proprie esigenze fisiologiche, un luogo caldo senza dover tenere il motore acceso, inquinando e spendendo i pochi soldi di guadagno per sopravvivere.

I ‘signori’ al Governo sanno che esistono anche queste persone? Che sono persone appunto e non robot.

La dimensione del paese reale non ha trovato spazio nei deliri di onnipotenza e di controllo del decisore centrale.

LE SCELTE DELLA MAGISTRATURA

Così, per altre strade si insinua una errata valutazione di alcuni problemi e la proposta di soluzione che, invece di risolvere, rischia di peggiorare le cose.

Faccio riferimento all’intervento della magistratura in merito ai cosiddetti raider. Il Tribunale di Milano infatti è intervenuto per condannare all’assunzione a tempo indeterminato i lavoratori di questo comparto. Parliamo di un settore per cui vanno certamente trovate soluzioni contrattuali e di protezione sociale, perché siamo nella piena deregolamentazione, ma alle volte la soluzione è peggio del male. Finirà con un vorticoso giro di assunzioni a tempo determinato non rinnovate, quando la vera soluzione era quella dei voucher per un lavoro che non è quello ‘per tutta la vita’, ma una soluzione temporanea per giovani studenti, disoccupati che responsabilmente accettano questo impiego in attesa di qualcosa di più solido. Ricordo che i voucher furono cancellati a causa di una battaglia ideologica, e che oggi l’assenza di una scelta politica lascia il passo a interpretazioni della Magistratura che non dovrebbero esserci in quanto campo. Il lavoro è scelta politica, e l’invasione di un campo lasciato vuoto, da parte di un Magistrato, può creare problemi anche maggiori.

Il lavoro, che è vita per i lavoratori, le famiglie, le imprese non può essere trattato né con visione ideologica, né con incapacità politica, perché i danni sono il distacco totale dal paese reale e dai suoi bisogni.

  * Elena Donazzan
Assessore Regionale al Lavoro della Regione del Veneto